Guidesi: «Niente profughi a a Crespiatica» sabato la protesta alla Presspali

guidesiPresidio preventivo contro l’arrivo dei profughi. Una trentina di persone si sono ritrovate sabato davanti alla sede di Presspali France, in via Delle Industrie a Crespiatica, per dire no al riutilizzo del capannone come nuova casa per venti “richiedenti asilo”. Una manifestazione organizzata dal gruppo di minoranza di Rinnovare per Crescere guidato da Carlo Alberto Rizzi, supportato dalla Lega nord presente con il parlamentare lodigiano Guido Guidesi e il leader dei Giovani Padani Andrea Cesari. Un’ora di sit-in, dalle 10 alle 11, per dare voce alla gente con tanto di cordone di sicurezza garantito dalla Digos e dai carabinieri di Lodi. Striscioni all’ingresso della via e comizio davanti ai cancelli dell’azienda, che operava nel settore della progettazione e realizzazione di fondazioni per grandi opere, ormai chiusa dal 2013. Secondo il sindaco Fabrizio Rossi non ci sono conferme che in futuro il sito diventerà il tetto per i migranti, solo voci. «Nessuno dell’amministrazione comunale ha avuto però il coraggio di venire qui - attacca Rizzi -, loro la faccia non la mettono, ci accusano di fomentare allarme sociale. Ci dicono che di richieste per ospitare profughi non ne sono pervenute. Ma sappiamo che ciò non cancella il rischio che in questa struttura, che da notizie di stampa risulta ipotizzata quale possibile sede per l’ospitalità, possano giungere una ventina di clandestini». Di “clandestini” e non di “richiedenti asilo” vuole sentir parlare il deputato leghista Guidesi. «Su 100 mediamente 13 ottengono lo status di rifugiati - sottolinea l’onorevole -. Noi siamo qui per prevenire quello che è già successo anche a Chieve, dove la cittadinanza si è ritrovata dall’oggi al domani 37 clandestini in un palazzo». «Crespiatica - commenta Cesari, responsabile dei Giovani Padani - mi ricorda il caso del Laus Residence di Lodi Vecchio. Non vogliamo che succeda anche qui». Interventi che scaldano la folla, a cui è stata data la parola. «Ho 21 anni - racconta Gabriele - e sono disoccupato. Per me, che sono di Crespiatica, che sono italiano, nessuno fa niente. Seppur non abbia niente contro chi è straniero, credo sia normale arrabbiarsi se ad altri riconoscono contributi che noi ci sogniamo». «Ho un fratello invalido, mi trovo in una situazione di difficoltà - aggiunge Marilena - eppure eccomi qua a vivere con una pensione da fame». «Lavoravo da 43 anni, avevo il mio camion, ho dovuto abbandonare - protesta Antonio -: ero massacrato dalle tasse e non potevo farcela. Forse quei soldi che si danno come contributi per l’ospitalità sarebbero potuti servire per abbassare le tasse e permettere a gente come me di sopravvivere». «Noi non siamo padroni a casa nostra», bacchetta Domenico. E c’è chi utilizza anche l’ironia come Giacomina: «Forse dovrei buttarmi della vernice addosso per rendermi riconoscibile allo Stato».

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