Profughi, il no dei Comuni. Da Desenzano fino a Chiari e Leno: altolà anche dei sindaci di centrosinistra

profughi1Brescia - Da nessun Comune della provincia è arrivata alla Prefettura una disponibilità ufficiale ad accogliere altri profughi. II no ai migranti sbarcati in Sicilia è diventato bipartisan. Anche cittadine governate dal centrosinistra (Desenzano, Chiari, Leno) fanno due passi indietro. E mercoledì 15 luglio scade il bando per reperire strutture ricettive a far fronte all’emergenza dei richiedenti asilo, arrivati a quota 870 contro una disponibilità di 850 posti.

Sempre più concreta l’ipotesi di requisire scuole e palestre

Il prefetto Valerio Valenti è in una situazione molto complicata: il Viminale impone nuove quote ma i territori dicono «no». A partire dalla Regione. «Da parte nostra c’è disponibilità a collaborare - ha detto ieri il governatore Roberto Maroni a Gardone Valtrompia - ma a condizione di essere coinvolti e che sia rispettato il principio d’equità, visto che in altre regioni sono stati trasferiti meno immigrati. Che sono clandestini, non profughi».

In un clima simile la soluzione estrema adottata in altre province - ovvero requisire ex scuole o palestre per ospitare i profughi - diventa sempre più concreta e nel contempo esplosiva. La ragionevole strada della micro-accoglienza diffusa (una media di cinque profughi a paese) predicata dall’Associazione comuni cozza contro le paure di molti sindaci. Sul Garda temono ripercussioni per il turismo. Altri assicurano di non avere strutture e associazioni disponibili. Ma l’ostacolo più grande pare essere il timore di exploit leghisti. E le rezioni di pancia della popolazione. Per dirla con il sindaco di Leno, Cristina Tedaldi, «Con il dramma degli sfratti e dei disoccupati dire no a nuovi profughi non è questione politica, ma di tenuta sociale». Ancora più duro il sindaco di Chiari- «Non abbiamo dato disponibilità di immobili comunali né firmato protocolli d’intesa - spiega Massimo Vizzardi -. Ritengo che qui non ci siano né strutture né associazioni in grado di gestire il servizio. So che alcune cooperative vogliono stringere accordi diretti con la prefettura. Poi il tema della sicurezza ricade sul sindaco». Si tratta in ogni caso di un’emergenza. «Non la definirei più così, dato che esiste da anni. Sta di fatto che la competenza non è di tipo comunale. Se ne deve occupare il governo. Non è una questione ideologica, ma di risorse».

Arriva un’apertura solamente da Orzinuovi

Eppure le risorse sono stanziate da Bruxelles (70 per cento) e dal governo. A Desenzano (28 mila abitanti) il sindaco Rosa Leso ha avviato «discorsi informali» con alcune associazioni cattoliche del territorio (Caritas, Centro Aiuto vita, San Vincenzo), ma senza risultati: «Hanno dato la loro disponibilità ma senza trovar case». Il comune, a causa dell’emergenza sfratti, non ha appartamenti da mettere a disposizione, anche se - tra sfitti e invenduti- conta 4 mila abitazioni vuote. «D’estate però le seconde case si riempiono», risponde il primo cittadino. E valutare una disponibilità per quest’inverno? «Le priorità sono altre». Arriva un’apertura solamente da Orzinuovi: «Siamo disponibili alla micro-accoglienza di massimo 3 o 5 persone- conferma il sindaco Andrea Ratti - perché non possiamo in continuazione girare la faccia dall’altra parte. Prima però la comunità deve essere consapevole». D’altra parte non si può abusare della disponibilità dei paesi accoglienti spiega il sindaco di Breno Sandro Farisoglio: «è giusto che tutti i comuni si diano da fare. Noi facciamo accoglienza dal 2004, non c’è spazio per altre disponibilità».

@Pietro Gorlani Matteo Trebeschi per Corriere della Sera, Brescia

 

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