Salvini: «La Lega partito di governo Ho una squadra di professori per scrivere il programma»

Il leader della Lega Matteo Salvini e Tecla Fraschini, candidato sindaco alle elezioni comunali, posano per i fotografi in occasione di un incontro pubblico in un mercato di Segrate (Milano), 08 giugno 2015. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

ROMA - "La Lega è un movimento di liberazione. Questo diremo domani a Pontida, questo costruiremo da qui in avanti: un partito di liberazione e di governo", "noi in due anni siamo passati dal quattro al 16%. Significa che possiamo andare a prendere Renzi". Lo afferma al Corriere della Sera il leader della Lega Matteo Salvini, alla vigilia della kermesse del Carroccio a Pontida. "L'Italia - spiega Salvini - va liberata. Non dall'occupante straniero, ma da uno statalismo che non allenta la presa, anzi: azzanna più forte. Renzi è lo statalismo. Renzi è il simbolo di uno Stato di polizia fiscale e di un regime economico".

Che significa «di liberazione»? Fa pensare ai partigiani. «Significa che l’Italia va liberata. Non dall’occupante straniero, ma da uno statalismo che non allenta la presa, anzi: azzanna più forte. Renzi è lo statalismo. Renzi è il simbolo di uno Stato di polizia fiscale e di un regime economico».

E invece la Lega cosa è? Oggi a Milano si terrà un vostro congresso organizzativo. Sarà la fine della Lega Nord e la nascita della Lega «italiana»?

«Entreremo e usciremo come Lega Nord. Soltanto, si deciderà una diversa forma di autonomia delle Regioni al nostro interno. Però, è vero che stiamo aprendo il movimento. Il nostro programma sarà costruito insieme a parecchie decine di professori - assai diversi da Monti o dalla Fornero - e nelle prossime settimane avvierò una campagna di ascolto fitta di confronti con associazioni imprenditoriali e sindacali. Diversamente da quel che fa Renzi, un uomo solo contro tutti, la nostra proposta nascerà dal confronto. È una differenza fondamentale».

Quale, per intendersi? «Renzi è solo. Circondato, con tutto il rispetto, da gente di livello medio o basso. Noi vogliamo costruire una squadra con i migliori. Non abbiamo paura, diversamente da lui, di chi è più bravo di noi».

Un think tank leghista. Non è che somigli un po’ alle fondazioni politiche che costellano l’Italia da decenni? «Ma no, nessuna fondazione. Soltanto personalità, a partire da quelle riunite da Giuseppe Valditara, che costruiranno insieme un programma in cui anche il Sud si potrà riconoscere. Le nostre battaglie storiche restano, dalla sicurezza al no a questo euro e all’immigrazione irresponsabile. In più, vogliamo dire a tutti che noi ci siamo, e siamo pronti a confrontarci su ogni tema, anche quelli non leghisti».

Per esempio? «La cultura. L’arte e lo spettacolo. Per abolire il monopolio della Siae che ingessa tutte le possibilità di nuovo. O per immaginare nuove forme di sanità, gli ospedali di domani. Oppure l’ambiente. Senza i paraocchi dell’ambientalismo ultrà ma con una nuova attenzione per la difesa dei territori».

Lei è stato più che secco con papa Francesco. Come si concilia il nuovo partito di governo con le bordate tipiche di un’opposizione? «Mi han chiesto un commento su temi riguardanti l’immigrazione. Su quello non arretro di un millimetro, chiunque dica che c’è spazio per tutti come ha fatto anche ieri la Boldrini. La gente guarda e giudica per i contenuti. E noi in due anni siamo passati dal quattro al 16%. Significa che possiamo andare a prendere Renzi».

Con chi? Il 16% non è sufficiente... «Con la metà degli italiani che, invece a di andare a votare, se ne sta a casa schifata».

Va bene. Ma lei martedì incontrerà Silvio Berlusconi. Mentre c’è chi profetizza una prossima alleanza tra Lega e 5 Stelle. Chi vede nel prossimo futuro della Lega? «Varie volte io ho cercato di parlare con Beppe Grillo. La risposta è sempre stata la stessa: “Non mi interessa”. Inoltre, il M5S quasi sempre nel concreto vota con la sinistra. È vero, a Laives, i grillini sostengono il sindaco leghista, il nostro primo in Sud Tirolo. Ma non è che da questo si possano trarre indicazioni nazionali. E poi, io voglio costruire. Fare strade e ospedali. Loro, non lo so. Però, mai dire mai».

A Berlusconi si sente più vicino? «Con FI governiamo tre regioni e tanti comuni. Sulla flat tax e sull’immigrazione l’accordo è facile. Ma sull’Europa? Le distanze restano. E sulla corruzione, vorrei vedere un impegno netto nel non candidare figure discutibili».

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